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Strategie formative qualificanti il Biennio Specialistico in Design dei Sistemi.

 Il Design dei Sistemi ISIA Roma opera per il bene comune e per il bene relazionale in un’ottica di economia civile.

La didattica di ogni disciplina cura la dimensione condivisa del progetto, l’approccio strategico volto ai fini del conseguimento della sostenibilità nell’intervento e la dimensione sociale ed etica nell’individuazione delle tipologie proposte. Si ricercano le ragioni della forma, attraverso un approccio morfologico che indaga la genesi e il comportamento delle configurazioni come linguaggio.

Inizialmente l’elaborazione di scenari di intervento progettuale complessi e sistemici presuppone una forma mentis di base, che consenta il conseguimento di una prassi metodologica nella costruzione di scenari. Questi rappresentano l’ambito di intervento progettuale e sono orientati alla determinazione di proprietà sistemiche volte al raggiungimento degli obiettivi valoriali prefissati. Design dei Sistemi per pensare e condividere il progetto nelle società complesse. La ricerca è applicata alla costruzione di scenari con elaborazione di concept di sistema, mentre si pongono le basi per le competenze sul piano espressivo e di comunicazione dei risultati.

Nell’ambito del Biennio si opera:

  • per il conseguimento delle competenze operative per la determinazione di sistemi complessi, ponendo le basi teoriche e operative per l’indagine sui flussi di scambi nel sistema, prodotti e servizi. Grazie alle nuove tecnologie si possono generare, nel rapporto con il fruitore, nuove modalità d’interazione per l’assolvimento di bisogni sia sul piano cognitivo, sia su quello delle necessità generate dalla collettività. La ricerca si confronta con realtà esterne, come aziende e operatori pubblici e privati, condividendo gli aspetti di progettazione del sistema;
  •  per la definizione dei prodotti e servizi che permeano il sistema. Si richiede allo studente di sviluppare, nell’ambito di ampie tematiche rivolte al soddisfacimento dei nuovi bisogni dell’universo urbano reale o nella rete, la proposizione di un sistema con la declinazione delle qualità tecniche del prodotto e/o del servizio. La ricerca affronta i limiti di fattibilità tecnica, economica e gestionale nei concept dei sistemi proposti.

Si richiede al diplomando al termine del suo percorso di sviluppare un concept di sistema che pone il Design dei Sistemi come design strategico in grado di determinare opportunità di ben-essere collettivo.

La ricerca si confronta con la determinazione dell’innovazione, affrontando i processi che possono, attraverso il Design dei Sistemi, creare nuove opportunità di lavoro e d’impresa.

 

didattica corsi prof.ssa Veneranda Carrino

grafica organigramma : designer Marco Ripiccini

 

prof. Veneranda Carrino

coordinatrice del Biennio ISIAROMA in DESIGN DEI SISTEMI

 

“Lo sviluppo culturale e formativo degli ISIA”

 

.. dal testo introduttivo alla mostra (da noi redatto con Giordano Bruno e Giovanni Curtis) si legge:

“è futuro anche la scelta di innovare costantemente un modello didattico, istituendo il Corso biennale Specialistico in Design dei Sistemi.

Il che significa non solo estendere il progetto dal prodotto ai servizi, ma anche offrire risposte strutturate ai bisogni della società attuale.

Questa attitudine è stata sempre presente nell’impianto culturale dell’istituto. L’innovazione consiste nell’avere introdotto un approccio che poggia le sue basi sulle scienze della complessità.”

 

Nell’A.A. 2005-06 ebbi l’onere di portare a felice conclusione un primo laboratorio di Sintesi Finale in Design dei Sistemi e di avviare nel contempo le prime ricerche convenzionate nel Centro Ricerche ISIDE.

Partendo dallo studio di design per la sostenibilità ambientale, cercai come docente delle due annualità di analisi dei sistemi di ritrovare nei modelli degli eco-sistemi naturali quelle qualità per il progetto di un sistema. Mi preme ricordare la collaborazione in questi Laboratori di Sintesi Finale con differenti aziende e progettisti (da Fiat a Mares, dalla Sixty), e i primi successi di credibilità nei confronti delle imprese come ad esempio il sistema di scarpa dis-assemblabile due in uno, poi entrato in produzione con il brand Patagonia.

Questi progetti ancora di prodotto erano obbligatoriamente richiesti nel progetto di Tesi in una declinazione di più varianti per differenti campi applicativi.  Ad esempio il sperimentammo un tessuto in Nitinol con l’azienda Grado-Zero di Prato, sia per il campo medicale come reggiseno di monitoraggio per patologie del seno, sia in ambito sportivo come ”cardiofrequenzimetro”, sia in ambito fashion come modellatore della siluette. Naturalmente ebbero un riscontro ampio nei vari premi e concorsi di design del periodo , ad esempio il sistema Track-less Water-shoes: per processi di lavorazione con il vegetale luffa che consentono la costruzione di tre tipologie di scarpe, arrivò nella rosa dei finalisti selezionati per l’index design award di copenghanen nel 2007.

Progetto per le imprese con ricerca convenzionata fu poi nel 2007 per il brand Crocs, quello di nuove applicativi in ‘Crocslite’ per mercati adiacenti il core bussiness del brand Crocs. Ricerca che individuò appunto famiglie di prodotti affini nelle prestazioni tecniche del materiale, che nella loro natura erano fortemente connotati come “a sistema”.

Risultati che abbiamo comunicato all’esterno in più occasioni in quegli anni, dal salone satellite alla mostra per lo spinLab : Brenta tecnologia e ricerca. Quella generazione di progettisti diplomati appunto in Design dei Sistemi a breve distanza dalla tesi ebbe un ingresso in aziende del calibro di Diesel, GradoZero, Mares, Sansonite.


Queste riscontri positivi e i germi di cambiamento che già in nuce contenevano ci portarono alla consapevolezza di osare sul piano teorico un ulteriore passaggio. Dal 2007 abbiamo nei corsi di Analisi dei sistemi e negli annessi laboratori di Tesi,  una traduzione nel progetto di design dei principi della teoria sistemica e della teoria della complessità ovvero dei principi strategici del a-metodo di Morin.

Il progettare sistemi di oggetti che fa parte del DNA di questa istituzione, come elementi correlati in grado sia nella ricerca morfologica che in quella tipologica come nelle tassonomie biologiche, subisce un passaggio dirompente al design di un ‘sistema emergente autorganizzante’.

Si progetta insieme il terreno, un territorio laddove interazioni e elementi di autoregolazione nei flussi di scambio consentono al sistema stesso di essere vitale. Vitale nell’ottica del progetto è ancora una volta determinare relazioni proficue che raggiungano e determinino valori condivisi.

Progetto aperto, progetto che opera nel tempo, progetto in grado di evolvere.  Il design dei sistemi opera per la gestione della complessità e per favorire complessità nel sistema. Progetto al plurale, che nei modi del suo operare abbia rispetto per l’altro da sé.

Avevamo costruito per il biennio – con l’allora direttore Giulio Angelini e il vice direttore prof. Giordano Bruno – un piano degli studi intorno ad una prima semestralità di “concept” per definire sia gli scenari che le prassi operative che gli strumenti di pensiero per la formazione all’incertezza, alla complessità, all’emergenza sistemica. Ancora una volta il modello didattico ISIA ROMA che interviene coscientemente sul “pensare il progetto”.

Nel mio corso dei Analisi dei Sistemi intesi che operare per la complessità significava suddividere l’intervento del designer per la definizione di un sistema  su tre scene, tre set utili affinché il sistema – e non solo il prodotto – fosse vitale. L’ottica di intervento si allargava e si declinava.

Dunque il progetto di una scena di prodotti e servizi correlati e affini che operi “on earth” (che definimmo il “Set/A”), una seconda scena di interazione che operi “on line” (che definimmo il “Set/B”) è la costruzione della comunità elettiva che comunica valuta suggerisce piattaforma di incontro dei vari attori, e una terza scena (che definimmo il Set/C) ancora dedicata all’apertura ovvero il progetto di una serie di eventi dove i valori promossi dal sistema sono comunicati ai nuovi fruitori, dove ciò che si mette in gioco è il valore dello scambio e della relazione.

Chiamiamo questo percorso di ricerca che confluisce per tre anni in un apposito laboratorio di Tesi La cura delle cose.. dove le cose di cui si vuole avere responsabilità nel progettare sono delle aree ampie quali ad es.: il design per ritessere le relazioni sociali , o il progetto per le capacità del fruitore .

Il Design dei Sistemi determina quel terreno fertile affinché i diversi design del prodotto siano efficaci. Determina una nuova visione del prodotto – non perché ne neghi l’esistenza ma perché chiede anche al prodotto di essere aperto ad una evoluzione etica e ad una dimensione partecipata (esempio classico lo ‘sharing’, il bene che non è posseduto come feticcio ma come servizio, esempio più attuale le micro-imprese di design on demand o di co-working).

Favorire interazioni significa per noi operare introducendo elementi di visone del reale come luogo di comunione, di civiltà.

E’ sempre nel biennio che definiamo anche lo strumento delle mappe sistemiche oggi patrimonio condiviso in tutti i nostri corsi , diagramma concettuali che descrivono il sistema nei suoi apetti dinamici di flussi e nel ruoli che i vari attori hanno nell’articolazione temporale in fasi del sistema..

Definiamo anche un linguaggio che traslato dalla semiotica del testo vede appunto il sistema  come il farsi di un programma narrativo, e la complessità e pluralità dei macro-obiettivi valoriali in dialogica nel sistema operati con logiche dei semi in un quadrato semiotico.

 

 


Nel 2011 nell’ambito delle manifestazioni di UNICITA’ D’ITALIA , MADE IN ITALY E IDENTITÀ’ NAZIONALE, abbiamo presentato in mostra al Macro di Roma l’identità del BIENNIO ISIA in DESIGN DEI SISTEMI e ulteriormente presentato questo modello nel convegno nazionale che affiancava l’evento espositivo, convegno dal titolo voluto dal nostro attuale direttore prof. Giordano Bruno “Dal sistema design al Design dei Sistemi” con un nostro sottotitolo che recitava “Design per le imprese, Passioni e Saperi tra produttore e fruitore”.

In questo convegno ponevamo l’accento su due aspetti strategici del Design dei Sistemi strumento per le imprese, sistema come.. Design per la rete Territoriale, e Sistema come.. Design management per l’impresa.

Nel 2010 una nuova  ricerca convenzionata ci aveva consentito infatti di spendere con successo questo approccio sistemico a favore di un settore in crescita e fortemente innovativo quale quello del social housing, lavorando con una rete di imprese “Cives” su una tematica di domotica applicata alla gestione del comfort e sicurezza per la terza età e per l’anziano fragile dalla casa, al condominio al quartiere.

Ciò vide delinearsi per il Design dei Sistemi il ruolo di enzima sulla rete territoriale, ancora una nuova dimensione per il design dei sistemi  che operava sulla macro-scala rispetto al prodotto, favorendo sia le relazioni tra imprese, sia la filiera corta nel distretto.

 

Ultimo step culturale sulla scorta di questa positiva acquisizione di forma mentis è stato nella naturalità il passaggio ad integrare nel sistema principi economia vitale e non parassitaria, quali il DONO, la gratuità e la reciprocità per determinare un ben-essere economico. Introdurre concetti di design dei sistemi come design per bene comune e bene relazione, operando con logiche di “creare opportunità di lavoro” in condivisione. Un Design per la condivisione di beni e servizi in una logica di economia civile.

Nei corsi di Analisi dei Sistemi negli ultimi tre anni siamo ancora una volta al lavoro su un utopia: che ci ha portato a ricercare intorno ad un progetto di sistema come Banca delle Esperienze, come Banca delle Ricerche e come Incubatore per il Design. Gli studenti hanno descritto le regole del gioco affiche il capitale di Persone, progetti e Buone pressi progettuali posso crescere e determinare valore economico. E’ un modello di relazione che vuole ricucire proprio nella formazione la cultura d’impresa con la cultura del progetto.

L’accento dunque non più sull’integrazione del servizio al prodotto, ma sulle dinamiche che possono determinare un’economia rispettosa del lavoro e possa favorire beni portatori cultura legata al territorio umano e ambientale. Dove il profitto determina ancora una volta crescita di civiltà e non sterile speculazione. Non induzione a consumo di marci feticcio, ma consumo di beni ad alto valore aggiunto.

Oggi in quello sforzo iniziale didattico che è dar sicurezza allo studente nella capacità di costruire l’ambito di progetto, ragioniamo non sul si “deve” ma sul “perchè”, sul “perchè progettare.

Introduciamo per la definizione di sistema la determinazione di obiettivi per gli attori nel sistema di macro-obiettivi valoriali condivisi, laddove poi tradizionalmente i l prodotto e il servizio alla persona che si progetta sono gli obiettivi strategici.

E’ una didattica che lavora sulle dinamiche di gruppo con forme di responsabilizzazione degli studenti che nelle varie aree di competenza assunta costituiscono a loro volta un sistema. Sperimentano in quel nucleo che è ancora la classe, la ricerca volta ad un bene-comune.

Modello didattico quello del “Passare l’esperienza” nelle ISIA stessa che riteniamo sia capitale culturale, e lo è anche nella Formazione al Design, molti infatti degli attuali insegnanti nei Politecnici di Design o nelle Accademie di Belle Arti si sono formati o sono inaspettatamente tornati a formarsi nel nostro Biennio in Design dei Sistemi. Dunque un Biennio “casa madre”, un  “Officina del Pensiero per la costruzione di una persona che operi con coscienza al fine del miglioramento del nostro vivere collettivo, in una dimensione di etica e di costruzione del ‘cives ‘che vede ancora il progettare un azione incisiva di cambiamento.

Il futuro per tutti noi risiede nella capacità di ‘Dar forma al mondo’ (Augusto Morello) e un ‘Arte come trasformazione del sociale’ (Nicola Carrino).

2013.14_Biennio Design dei Sistemi ISIA ROMA_organigramma_40ISIA